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FIGLIA MIA: in bios vanaf 22 augustus Afdrukken E-mail
Geschreven door Catharina Ravelli   
zaterdag, 28 juli 2018 11:01

figlia mia - filmSardinië. De tienjarige Vittoria heeft een nauwe band met haar moeder Tina. Hun rustige leven wordt volledig op zijn kop gezet wanneer Vittoria ontdekt dat het lokale feestbeest Angelica haar biologische moeder is. Een verhaal over onvolmaakt moederschap en onlosmakelijke banden.

Hieronder ook Italiaanse tekst en recensie.

Als Angelica gedwongen wordt om te verhuizen vanwege financiële problemen vraagt ze om Vittoria te mogen ontmoeten. Tina vindt dit goed, in de veronderstelling dat Angelica binnenkort toch de stad zal verlaten. Maar tegen Tina's wil in brengen Vittoria en Angelica steeds meer tijd samen door en wordt hun band steeds sterker.

Met Alba Rohrwachter als Angelica en Valeria Golino als Tina,

'Figlia mia' ging in Berlijn in première en was genomineerd voor een Gouden Beer.

Sardegna. La piccola Vittoria (10 anni) ha una stretta relazione con sua madre Tina. In una casa in degrado fuori dal paese vive Angelica che è spesso ubriaca e cerca affetto tra le braccia di uomini che sono solo interessati al sesso. Angelica è la madre naturale di Vittoria e, nel momento in cui viene sfrattata, Tina spera di liberarsi in modo definitivo della sua presenza. Perché il rischio che riveli la propria maternità alla bambina è sempre in agguato. Ancora di più quando Vittoria e Angelica iniziano ad avvicinarsi.

Laura Bispuri, dopo Vergine giurata, prosegue la sua esplorazione nelle dinamiche della femminilità affiancata nuovamente da Francesca Manieri. Lo fa con un film la cui radice esistenziale è rinvenibile nell'aggettivo possessivo del titolo: mia.

Di chi è Vittoria? Della madre che conosce come tale, Tina, che si occupa di lei (anche se non vede o non vuole vedere quanto le coetanee la isolino)? Oppure di Angelica, che l'ha messa al mondo poco dopo il suo arrivo sull'isola e l'ha ceduta perché consapevole di non sapere rinunciare alla propria personalità in continua tensione di ricerca? Ma, soprattutto, come può applicare quel 'mia' alla sua propria personalità in fase evolutiva (come voleva lo slogan femminista "Io sono mia") se la sua acquisizione di identità è minata da un dubbio crescente?

Bispuri accompagna le sue tre eccellenti protagoniste alla ricerca di se stesse utlizzando anche piani sequenza in cui il loro 'perdersi' è accompagnato da una colonna sonora tanto invadente quanto pronta a infrangersi per lasciare posto ad altro. È la sintesi dinamica di questo film in cui l'alternarsi di scoperte e smarrimenti si scontra con le urgenze del vivere. Un vivere che deve confrontarsi con una natura che, come una madre, può essere benevola o difficile da affrontare e compiacere. Come quando Vittoria sente il bisogno di pronunciare la parola 'mamma' senza sapere che quel sostantivo farà al contempo del bene e del male, promuovendo il riemergere di tensioni solo apparentemente sopite, sepolte sotto terra come un possibile tesoro in una necropoli sperduta nella selvaggia natura di un'isola carica di mistero. Un mistero come è, in qualsiasi società e in qualsiasi condizione, ancora oggi quello della maternità.